sabato 7 giugno 2008

I FANTASMI DELLA VAL RACCOLANA
di Luigi Grimaldi


Tutto inizia ai primi del mese di luglio del 1967, a Piani in Val Raccolana, un paesino di 200 anime tra le montagne, lungo la strada che unisce Ciusaforte e Cave del Predil, passando per Passo Nevea, in provincia di Udine. A monte del piccolo paese c’è una vecchia polveriera, abbandonata, sventrata nel 1945 da una esplosione provocata involontariamente da abitanti della zona che cercavano di recuperare qualcosa dall’ex santabarbara militare. Una disgrazia con molte vittime.
Un posto un po’ tetro, circondato da un fitto bosco e abitato solo dalle vipere che ne hanno colonizzato i ruderi. Ai primi di Luglio, in pieno giorno, verso le 13, due addetti alla manutenzione della strada, Mario Della Mea e Alfredo Piussi, stanno lavorando.
Improvvisamente vengono raggiunti da sassi che qualcuno lancia dal bosco. Niente di strano, forse uno scherzo. Ma nel pomeriggio la cosa si ripete più volte tanto che i due, stufi di essere bersagliati, si inoltrano nella boscaglia per far cessare lo scherzo.
Ma nel bosco non c’è nessuno ma i sassi continuano a muoversi da soli. Non c’è proprio nessuno eppure i due sentono dei fischi e delle grida indistinte. Sorpresi e un po’ spaventati i due stradini tornano in paese e riferiscono quanto accaduto. Sulla attendibilità e serietà dei due testimoni fa fede la testimonianza del parroco di allora, Monsignor Carlo Della Mea (non c’è parentela tra i due). Lo strano fenomeno dei “sassi volanti” si protrae per più giorni di seguito e in breve l’intero paese si convince della presenza di fantasmi nei pressi della polveriera e quando altri abitanti vengono bersagliati dai sassi nella stessa zona la gente comincia ad evitare di transitare anche in pieno giorno su quel tratto di strada. Lo stesso parroco, Monsignor Della Mea, 86 anni e una carriera di 70 mesi come cappellano militare alle spalle, non sa che spiegazioni dare ai propri parrocchiani. Nel dubbio il religioso si reca alla ex polveriera per controllare e viene detta una messa sul posto, che non si sa se serva, ma comunque male non può fare. Fatto sta che i sassi continuano a muoversi da soli e si continuano ad udire fischi e grida indistinte in un bosco assolutamente deserto.
Il più scettico di tutti è Mosè Della Mea ( il cognome è in zona molto diffuso), un minatore di 43 anni padre di sei figli che tutti i giorni percorre la strada in moto per andare a lavorare nella miniera di Cave del Predil.


Un bel giorno si fa accompagnare alla polveriera dai due stradini del primo “contatto”. E’ a questo punto che la storia prende tutta un’altra piega. Mosè, forte della propria fede religiosa e della propria buona coscienza, ed anche del proprio scetticismo, grida ai misteriosi lanciatori di sassi di farsi vedere, di venire allo scoperto. Per tutta risposta un sasso lo raggiunge e gli entra nella manica della giacca. I tre allora risalgono in moto e fanno per andarsene quando, come racconterà lo stesso Mosè all’inviato del Gazzettino Sergio Gervasutti, una voce grida “Mosè, fermati, dove vai? Non mi riconosci? Sono tuo fratello Ferdinando”. Ferdinando era morto 10 anni prima di broncopolmonite. “La voce era proprio la sua – dichiarerà Mosè alla stampa – veniva da circa 50 metri”. La voce, racconterà il minatore di Piani, gli aveva poi assicurato che “loro” stavano bene, in pace, molto più dei vivi. Anche i due stradini, Mario e Alfredo, avrebbero in quella occasione parlato con parenti defunti, un fratello e il padre ma non hanno mai voluto rivelare il contenuto della conversazione cui lo stesso Mosè avrebbe assistito. Non è tutto perché i testimoni raccontano che i “fantasmi” avevano proprio lo stesso aspetto che avevano da vivi, non erano solo delle voci ed anzi avrebbero aggiunto di essere un centinaio intimando ai tre di non divulgare la notizia della loro presenza prima di un mese e mezzo. Ma la notizia arriva alle orecchie della stampa e finisce, con grande risalto sui giornali con tanto di intervista e foto ai protagonisti. Mosè Della Mea confida addirittura che una sera il fratello lo avrebbe raggiunto a casa dicendo inoltre di averlo pregato di non farlo più “perché la moglie e i bambini si spaventano”. Insomma una storia incredibile ma raccontata da gente semplice e di montagna, gente che certamente non aveva interesse ad organizzare uno scherzo o la malizia di cercare una facile pubblicità.
Le notizie sui “fantasmi della Val Raccolana” appaiono sui giornali del 26 luglio 1967 con grande risalto. Mosè è il centro della vicenda e lo specchio fedele dello spirito semplice di questa gente di montagna in cui la fede, il lavoro, la famiglia, la comunità sono tutto il mondo o quasi. E’ a questo punto che l’ incredibile storia dei fantasmi della polveriera, diventata un “pezzo di colore” su un grande quotidiano, prende una piega imprevista.
La notte del primo agosto Mosè è al lavoro in una galleria della miniera di Cave del Predil. Con un compagno è addetto ad un compito di routine, raccogliere la fanghiglia di ossido di zinco che cola da un fornello che pesca al piano superiore, diversi metri sotto terra e trasportarlo con un vagoncino a batteria in un altro punto di lavorazione. Improvvisamente i due vengono investiti da una valanga fangosa di circa cento metri cubi di materiale. Diverse ore dopo una squadra di soccorso li trova. Dei due minatori uno è leggermente ferito e l’altro è morto. E’ Mosè, colpito in pieno è stato scaraventato contro la parete rocciosa della galleria, sfondamento dell’osso frontale e numerose fratture al volto, probabilmente è morto sul colpo. Che dire? Questa storia non ha mai avuto un seguito, sei bambini sono cresciuti senza padre, una valle intera ancora oggi si interroga su un mistero che non ha avuto soluzione. La razionalità ci dice che i fantasmi non esistono e d’altronde è innegabile che i presunti “fantasmi” avevano intimato a Mosè di non far parola per un mese e mezzo della loro presenza. Il caso. Il caso sembra la risposta più rassicurante ai molti interrogativi che questa vicenda dimenticata può sollevare anche oggi. L’alternativa è credere ai fantasmi e alla loro vendetta, o peggio a una storia di uomini che hanno agito come ombre in una storia tragica senza un perché. Molto meglio credere al caso.


Le foto di corredo sono tratte da

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